Guadagnolo (Capranica Prenestina) (RM)

Informazioni principali

  • Stato percorso: provato
  • Visitabile nei giorni feriali: SI
  • Visitabile nei giorni festivi: NO
  • Servito da: bus CO.TRA.L.
  • Cambi (quanti mezzi prendere): 2
  • Prerequisito: Palestrina
  • Linee di riferimento:
    • Palestrina – Castel San Pietro Romano – Capranica Prenestina – Rocca di Cave – Capranica Prenestina – Guadagnolo
    • Palestrina – Castel San Pietro Romano – Capranica Prenestina – Guadagnolo
    • Guadagnolo – Capranica Prenestina – Castel San Pietro Romano – Palestrina
  • Frequenza: rara (poche corse al giorno)
  • Distanza approssimativa da Roma: 60 km (si conta il totale in tratte chilometriche dei bus da prendere, la distanza in linea d’aria può essere inferiore)

Come arrivare a Guadagnolo da Roma

Occorre prima di tutto arrivare a Palestrina, fermata “via degli Arcioni”. Poco più distante c’è la fermata da dove si può salire sull’altra linea per Castel San Pietro Romano – Capranica Prenestina – Rocca di Cave – (Capranica Prenestina – Guadagnolo).

Per farla breve, il posto giusto per aspettare le corse per Guadagnolo è il muretto dove stanno sedute queste persone:

(per altri dettagli sulla localizzazione di questa fermata vedete l’articolo su Castel San Pietro Romano)

Fermata a parte, la maggior difficoltà nel raggiungere Guadagnolo con i mezzi è costituita dagli orari. La prima corsa per Guadagnolo da Palestrina è alle 8:10 di mattina, e la successiva alle 14. Il che significa che se uno vuole avere il tempo di visitare, l’unica corsa utilizzabile è quella delle 8:10. Ma per essere alle 8:10 a via degli Arcioni, Palestrina, occorre essere partiti almeno alle 7 da Roma. Passi lo svegliarsi presto, occorre anche verificare se ci sono corse disponibili da Roma. Per quanto mi riguarda io ci sono andato un venerdì, partendo da Ponte Mammolo (o meglio da Palmiro Togliatti) alle 7. Controllate sempre gli orari ufficiali aggiornati, potrebbero essere variati nel frattempo.

Come tornare a Roma da Guadagnolo

Così come sono scarse le corse di andata, altrettanto scarse sono quelle di ritorno. Se siete arrivati con la corsa partita alle 8:10 da Palestrina, sarete arrivati poco prima delle 9:50 quando parte il ritorno. Dopodiché, c’è solo una corsa alle 15:10 e un’ultima alle 19. Controllate sempre gli orari ufficiali aggiornati, potrebbero essere variati nel frattempo.

Ciò significa che una volta arrivati, di fatto siete bloccati per almeno 6 ore.

Il centro abitato è molto piccolo, e anche andando a vedere il Santuario della Mentorella, avrete finito ben prima delle 15. Beh, avrete sicuramente tempo per mangiare (sì, ci sono dei ristoranti).

Il ritorno è per Palestrina, via degli Arcioni; da lì poi si può cambiare per Roma Anagnina o Roma Ponte Mammolo.

Si scende qualche metro prima della pensilina della fermata in direzione Roma, giusto per avere spazio di manovra: scaricati i passeggeri infatti, i bus si rituffano giù a sinistra per via della Stazione.

Capolinea e/o fermate principali

Nelle tabelle Cotral, gli orari per Guadagnolo compaiono nello stesso file di Capranica Prenestina.

A Guadagnolo la fermata di riferimento (p.zza Alighieri) è la stessa sia all’andata che al ritorno. Non c’è palina, né piazzola, né pensilina. Per questo motivo gli autisti si fermano in punti leggermente diversi. A me è capitato qui:

Oppure qui.

In entrambi i casi sono le viste che vedreste una volta saliti sul bus, dal posto davanti (o dal posto di guida).

Un paio di foto per render meglio l’idea:

Guadagnolo3

Guadagnolo1

Consuetudini locali (?)

I bus assegnati su questa linea sono quasi sempre dei “Poker Orlandi” matricola 14xx del deposito di Genazzano. Spesso, non so perché, girano “stabellati” cioè senza indicazione della linea né sul display né con tabella manuale. Anzi magari sul display c’è scritto FUORI SERVIZIO nonostante la vettura sia regolarmente in servizio. O potrebbe esserci indicata una corsa che non c’entra nulla, forse bloccata da un turno precedente: una volta m’è capitato uno che aveva come tabella “ANAGNI – PALIANO” ma io stavo a Guadagnolo e nonostante le apparenze il bus era quello giusto e in servizio per tornare a Palestrina… Quindi non fidatevi alla lettera di cosa c’è scritto, o non scritto: quando arriva il bus fate sempre e comunque cenno per fermarlo, poi chiedete.

Altra consuetudine (?): d’estate con il caldo quello vero, su questa linea con queste vetture si usa girare, fuori Palestrina, tenendo la porta anteriore aperta anche durante la marcia – così circola un po’ d’aria perché queste vetture non sono condizionate e i finestrini non sono così grandi.

Infine, non so perché, le corse da Palestrina, sia quella della mattina che quella di mezzogiorno, tendono ad arrivare e partire in ritardo, a volte anche di mezz’ora. Boh, forse ogni tanto confondono l’orario di partenza in servizio da via degli Arcioni a Palestrina con l’orario di uscita dal deposito di Genazzano? E’ chiaro che per essere sicuri occorre comunque presentarsi alla fermata in orario se non con un po’ di sano anticipo, però se il bus non arriva il consiglio è aspettare almeno mezz’ora, anche 45 minuti, prima di gettare definitivamente la spugna… altrimenti appena vi allontanate potreste sentire in lontananza il rombo del motore del bus che arriva in ritardo e a quel punto non ce la fareste comunque più a prenderlo. Sì mi è capitato anche questo.

Nei giorni festivi…

Ci sono un paio di corse, ma in orari troppo estremi per chi viene da fuori. Aggiornamento Gennaio 2016: con la riforma orari Cotral del 7/1/2016, hanno soppresso pure quelle.

Il Santuario della Mentorella

La maggior attrattiva di Guadagnolo è senz’altro il Santuario della Mentorella.

I bus del servizio pubblico, ovviamente, non ci passano neanche di striscio.

Per andarci, partendo da piazza Alighieri (capolinea del bus), dovrete farvi 2,3 km a piedi – inaspettatamente in discesa all’andata, e in salita al ritorno. Non mi risulta ci sia una fermata al bivio (che comunque non vi risparmierebbe un granché).

La strada è asfaltata e percorribile da macchine e pullman.

Il problema, o meglio il rischio, non è il manto stradale ma quanto potreste trovare sul percorso. In ordine di pericolo: margherite lasciate dalle vacche, mosche indiavolate più che disposte a lasciar perdere le margherite e cercare piuttosto di depositare uova nella carne fresca delle vostre braccia o gambe, mandrie di vacche lasciate libere di pascolare. Se poi è il vostro giorno sfortunato e vi imbattete in un cane da pastore (senza il pastore), siete spacciati. Cercate di avere con voi qualcosa con cui difendervi, magari un bel bastone. A mani nude non avete scampo, morireste sbranati in un lago di sangue e nessuno vi troverebbe per ore e ore.

I pellegrini di oggi non sono tanto fessi da andare a piedi: vanno in gruppo con un comodo pullman che li porta direttamente all’ingresso del santuario, senza che neanche si rendano conto da quanti pericoli e disagi vengono salvati in questo modo.

Per quanto riguarda me, gli unici cani che ho visto erano due e stavano ben prima della strada al santuario, poco dopo aver girato l’angolo dopo la mini-pineta, sul pendio a sinistra. Facevano la guardia all’orto del padrone e si sono accontentati di abbaiarmi e spaventarmi a distanza. Però se gli fosse girato di scendere dal pendio e attaccarmi sulla strada, niente e nessuno glielo avrebbe impedito, e io avrei finito il mio piccolo pellegrinaggio prima ancora di iniziare.

Da metà circa del percorso di andata, in discesa, sono stato perseguitato dalle mosche. Sventolargli il cappello addosso serviva a ben poco, ho dovuto mettermi a correre più volte e sono arrivato al santuario senza fiato. Solo una volta entrato nell’area del Santuario mi hanno lasciato in pace.

Le vacche – non intendo quelle mansuete degli allevamenti ma quelle sanguigne con tanto di corna – stavano accovacciate su una delle collinette a ridosso dei tornanti, comunque non sulla strada. Sono passato per i fatti miei e loro si sono accontentate di tenermi sott’occhio.

Al santuario c’era un gruppo di pellegrini polacchi arrivati col loro pullman. Mentre gli autisti stavano a torso nudo a prendere il sole sul piazzale esterno i fedeli stavano a messa.

Ho visto l’imbocco (o lo sbocco) del famoso sentiero Wojtyla. Era strettissimo, ci passa a malapena una persona, e pietrato.

Di ritorno, che è stato più faticoso dell’andata perché in salita, non mi sono mai fermato; le mosche mi hanno sostanzialmente lasciato in pace, forse perché prima mi ero lavato le braccia con un fazzoletto saponato. Non ho incontrato vacche sulla strada, il gruppo di prima era rimasto dov’era. Il pullman dei polacchi mi ha superato a metà strada. Al bivio è sceso dal pullman uno dei preti che poi è tornato a piedi, incrociandomi. Mi ha chiesto se “tutto bene?”. Forse avrei potuto farmi dare un passaggio. I cani di prima stavano anch’essi al loro posto e ci siamo solo scambiati insulti verbali.

Sono ritornato alla civiltà di piazza Alighieri stanco, assetato, senza fiato, con le orecchie rintronate, probabilmente tutto rosso in faccia, ma ancora vivo. Era il 26 luglio 2013, e mi sentivo più pellegrino io che tutta la comitiva di fedeli polacchi messa insieme.

Qualche tempo dopo dall’alto di uno dei “balconi” del paese ho visto un altro drappello di turisti, stavolta a piedi, fare la stessa strada in discesa che avevo già fatto io, ma questi si sono trovati davanti la mandria di vacche che dicevo prima, che gli camminava incontro sulla strada. Giudiziosamente si sono fatti da parte loro, salendo sul pendio o comunque togliendosi dai piedi.

OK, ora che uno scemo ha vissuto e raccontato tutto questo, possiamo avere più corse del Cotral e che passino anche per il Santuario? Vogliamo evitare a qualche persona in più di rendersi conto di quanto sia pericolosamente infernale il mondo in cui vive, appena messo piede fuori dalla ‘civiltà’? Grazie.

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